Cari lettori,
questo è il primo numero del 2026. Ogni inizio porta con sé una promessa silenziosa: quella di un tempo che si rimette in moto, ma anche di un tempo che chiede di essere ascoltato. Non solo misurato, non solo organizzato, bensì compreso. È con questo spirito che apro l’anno e queste pagine, consapevole che il tempo, nel mondo dell’arte, non è mai una semplice successione di giorni.
Il tempo è materia. È traccia. È attesa.
Sfogliando questo numero, ci si accorge subito che il filo che lo attraversa non è tematico in senso stretto, ma concettuale. Lo ritroviamo, ad esempio, nella paziente costruzione di una collezione di francobolli: piccoli oggetti nati per viaggiare, per segnare un passaggio, per certificare una distanza. Ogni francobollo è un frammento di tempo che ha assolto la sua funzione e che, proprio per questo, sopravvive. Da strumento diventa testimonianza, da gesto quotidiano si trasforma in memoria.
Lo troviamo anche nella musica, dove il tempo è ritmo, respiro, relazione. In particolare, nel jazz, come quello suonato al Blue Note di Milano, dove il tempo è un tempo vissuto, condiviso tra i musicisti e con il pubblico. Non si limita a scandire, ma interpreta. E in questo equilibrio tra memoria e invenzione, ritroviamo la stessa tensione che attraversa l’arte e il collezionismo: la capacità di restare nel presente senza recidere il legame con ciò che è stato.
Lo stesso accade nei corridoi di Modenantiquaria, dove il tempo sembra rallentare fino quasi a fermarsi. Qui, non è il nuovo a imporsi, ma il persistente. Le opere attraversano le epoche senza perdere la capacità di parlarci. Camminare tra quelle presenze significa accettare che il passato non è mai davvero alle nostre spalle.
In questo primo numero dell’anno, ho sentito il bisogno di ribadire una convinzione che guida il nostro lavoro editoriale: l’arte non anticipa il tempo né lo insegue. Lo custodisce. Il 2026 si apre così: non come una corsa in avanti, ma come un invito a guardare con maggiore attenzione. A sostare. A leggere i segni. È da qui che ripartiamo.
Vi auguro un 2026 ricco di arte e di tempo.





